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Sinistra, quando la colpa è sempre degli altri

Questo psicodramma in cui si mettono in scena colpe reciproche ha francamente superato la sua capacità terapeutica.

 

Diciamocelo, o saltava il banco al momento della costruzione delle liste, oppure ora dire “ero pessimista” come scrive Civati, che equivale a dire “lo sapevo”; “Epifani deve dimettersi” come sostiene Fava; oppure è colpa del vostro catapultato in Sardegna; e poi anche “è colpa dei possibili”, è “colpa di D’Alema” sono tutte forme personalistiche e accusatorie di intendere la politica. Qui la responsabilità è un po’ di tutti.

  

Questa è la storia di 3 piccoli partiti, di cui uno sovraesposto sui media, che hanno perso tempo a inseguire un bravo avvocato (ed ex sindaco) e poi ad aspettarsi tra di loro.

 

Ad un certo punto, come in un libro romance, è passato Grasso e ha detto “ciao!” e tutti a dirgli "aspettavamo te!" mentre in un teatro romano si coronava un sogno poliamoroso sotto il rumore assordante e unanime di applausi scroscianti. Le persone si son pure pagate il viaggio più volte per stare fuori dal teatro, quindi eviterei di parlare di colpe.


Anche perchè credo che senza Grasso, senza Fratoianni, Speranza, Boldrini, Civati, che più che dispersi nel bosco, erano stremati da una attraversata nel deserto), il risultato sarebbe stato peggiore.

 

Là dove c’erano le facce nuove, il programma dal basso (non vi dico cosa mi è arrivato molto basso, basta con sta frase); oppure là dove è arrivato l’endorsement di Prodi, le cose non sono andate molto diversamente.

      

L’esperienza di LeU non è da intendere come la conservazione e l’accanimento terapeutico di un sistema vecchio e spacciato, quando quello nuovo deve ancora nascere ed era impossibile farlo nascere in 3 mesi visto il recente passato, il pensiero dominante, il momentum di certe idee e lo scenario complessivo.

 

Semmai questa esperienza è riuscita a riportare nelle istituzioni un certo sguardo del mondo, una storia, una tradizione valoriale che meritano di essere in Parlamento. Abbiam messo lì le persone migliori? No, ma potrebbero esserlo. 


Non penso che se si fosse messo un capolista del territorio, in un mese, senza soldi, al Sud come al  Nord le cose sarebbero andate diversamente. Per quanto anche io credo che bisognava gestire in modo diverso la composizione delle liste.

 

Il Nuovo nascerà da questa realtà? Non è detto, ovviamente è tutto ancora da dimostrare.

 

Di sicuro ora il tempo per fare diversamente c'è.

Ci sono le esperienze, le competenze. Quelle degli eletti, di chi non è stato eletto, di chi ha fatto la campagna e di chi ha votato.

Ci vuole però la capacità di guardare a dove si vuole andare e per fare che.


In un contesto post-ideologico quando diciamo che la politica è personale (e il personale è politico) non dobbiamo pensare che siccome siamo antifascisti, ambientalisti, attenti alle questioni di genere e ai diritti, chi ha questi stessi valori allora ci vota. 

Da qualche giorno Corbin sta portando avanti una battaglia in merito al problema della casa. Sintetizzo male e in modo impreciso. I terreni di fatto sono di Sua Maestà, ma chi ha i diritti di usufrutto cede diritti a chi deve costruire a prezzi folli. Questo aumenta il prezzo della casa in modo indecente. Corbin ha proposto di acquistare 8000 abitazioni e darle in gestione agli enti locali, e di fatto di rivedere i diritti di costruzione, che fanno gudagnare investitori e lasciano senza tetto chi più povero. 


Se tu in Italia traduci “per i tanti, non per i pochi” devi anche riempire di significato quei tanti, perchè tanti in generale significa “non me”. E a parte la proposta su Università non ho sentito proposte precise  in questo mese, ed é stato un peccato. 


Mi tranquillizza sapere che i miei eletti hanno esperienza dei meccanismi che stanno alla base del funzionamento del parlamento, io da ex ministri e segretari di partito e sindacato ho solo da imparare, quindi sta cosa dei passi indietro degli eletti paracadutati, boh, la capisco fino a un certo punto, ma non la condivido. E sui paracadutati ho scherzato parecchio nelle scorse settimane.

      

A me piacerebbe superare la sindrome da coordinamenti e contribuire all’apertura  di un circolo/comitato/sezione di Leu a Milano, oltre il giro della 91 o della 95.

 

Ma una Leu che non sia lo spazio dei reduci, dove decide uno da Roma, dove la linea è espressione del gruppo/sottogruppo parlamentare, dove le assemblee hanno regole e funzioni pittoresche, o finali scontati all’unanimità e dove funziona la regola della riverenza perché uno è eletto, l’altro è segretario o lo è stato, quell'altro una volta era, etc. etc.

Ecco, il tempo della riverenza è un po’ finito, e forse da un bel po’.

 

È il tempo di una fase costituente (con regole, temi, posizioni, strategie, statuti, mozioni, voti), ma soprattutto ricostituente.