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La Moschea di Sesto San Giovanni si deve fare.

Non è il Tar a dirlo, ma la nostra Costituzione

Sono ormai passati 4 anni da quando la Lombardia ha modificato la propria legge per il governo del territorio, in particolare intervenendo nelle parti dedicate alla realizzazione di edifici di culto. Infatti, nel 2015, sotto la spinta della Lega, la maggioranza in Consiglio regionale ha modificato le condizioni per l'applicabilità di tali norme urbanistiche agli enti delle confessioni diverse da quella cattolica; nonché è intervenuta sulle regole relative alla pianificazione urbanistica degli edifici di culto. Il Governo ha poi impugnato di fronte alla Consulta diversi punti della normativa regionale, risultante dalle modifiche introdotte. Un anno dopo, nel 2016 la Corte Costituzionale ha dichiarato l'illegittimità di un articolo centrale della legge perché "Non è consentito al legislatore regionale, all'interno di una legge sul governo del territorio, introdurre disposizioni che ostacolino o compromettano la libertà di religione, ad esempio prevedendo condizioni differenziate per l'accesso al riparto dei luoghi di culto."

La sentenza ha eliminato ogni riferimento che consentiva solo ai gruppi religiosi con adeguata rappresentanza sul territorio di poter richiedere la costruzione di luoghi di culto, tuttavia le parti rimaste in vigore hanno sempre reso difficile la costituzione di nuovi luoghi di culto.

Negli ultimi anni  il tema della costruzione della moschee è stato argomento centrale di più campagne elettorali amministrative, sia a Milano sia a Sesto San Giovanni, dove alla fine era partita la costruzione della più grande moschea d'Italia, in base a convenzioni con il Centro Culturale Islamico del 2013 e 2015.

Cambiata la maggioranza a Sesto San Giovanni, il Consiglio Comunale di centro-destra lo scorso ottobre ha stracciato l'accordo con il Centro, stabilendo la decadenza del diritto di superficie a causa di mancato pagamento di i 320.000 euro (dei quali 20.000 euro a saldo del diritto di superficie, 250.000 euro quale contributo per le opere aggiuntive e 50.000 euro per la monetizzazione dei parcheggi). Il circolo ovviamente ha fatto ricorso al TAR ed è di ieri 9 marzo la sentenza ha annullato la delibera votata dal Consiglio comunale che toglieva il diritto di superficie sul terreno, permettendo così di ricominciare la costruzione della moschea.

Ovviamente il sindaco di Sesto, Di Stefano, annuncia ricorso al Consiglio di Stato contro quella che ritiene "una follia" poiché, secondo il sindaco "per il Tar è irrilevante che il Centro Islamico usufruisca da anni di un terreno comunale senza pagare quanto dovuto alle casse dell'Amministrazione al punto d'aver maturato a oggi già 320 mila euro di debito. Così come - ha aggiunto - non vengono prese in considerazione altre questioni di natura prettamente tecnica-urbanistica. Secondo il Tar prevale il diritto di culto e i debiti sono carta straccia?".

Tralasciando per un momento gli aspetti tecnici di questa vicenda, l'eco anti-islam che ha guidato la battaglia comunale dello scorso autunno, e senza dimenticare che nessuna confessione o comunità religiosa deve godere di sconti nell'utilizzo di beni pubblici, bisogna ricordarci che la libertà religiosa in Italia è garantita dalla Costituzione. 

Gli articoli che riguardano direttamente la libertà religiosa sono gli articoli 3, 7, 8, 19, 20. Le disposizioni in essi contenute stabiliscono il principio di non discriminazione su base religiosa (articolo 3), l’uguaglianza di tutte le confessioni di fronte alla legge (articolo 8), la libertà di professare il proprio credo, sia individualmente che collettivamente, di promuoverne la diffusione e di celebrarne il culto in pubblico o in privato a meno che i riti non siano contrari al buon costume (articolo 19), e per ultimo, la proibizione di ogni forma di discriminazione o l’imposizione di speciali oneri fiscali nei confronti di associazioni o istituzioni religiose basate sull’appartenenza confessionale (articolo 20). 

Accanto a questi ci sono altri che interessano indirettamente la libertà religiosa, oltre quelli che regolamentano i rapporti con la religione Cattolica attraverso il Concordato e le altre confessioni attraverso le Intese.

Nonostante alcune forze politiche si impegnino particolarmente a raccontare il contrario, non esiste una religione di Stato, e le istituzioni italiane non devono assumere dei valori religiosi come valori comuni e non possono difenderli attraverso i loro provvedimenti.

In Italia occorre una legge sulla libertà religiosa e sul pluralismo religioso e per la tutela del libero pensiero. 

Da una parte perché alcune confessioni e comunità religiose sono ancora "tutelate" attraverso la legge fascista del 1929 sui "culti ammessi", dall'altra perché bisogna attuare la Costituzione attraverso una normativa generale che superi il caos attuale, in quanto i vari riferimenti normativi vanno “rintracciati” in una pluralità di istituti giurudici molto diversi tra loro, tra cui - come in Lombardia, Piemonte  e Liguria - anche tra le righe della legge regionale di gestione del territorio.

Questa legge non solo permetterebbe di istituire un rapporto basato su diritti/doveri per tutte le confessioni che non hanno un Concordato e non hanno stipulato un’Intesa, ma permetterebbe di riconoscere una specificità paritaria alle organizzazione filosofiche, che trovano eguali importanza con le realtà confessionali a livello comunitario, sia nella Carta di Nizza, sia nel TFUE (trattato sul funzionamento dell'Unione Europea).

La situazione sulla moschea di Sesto San Giovanni non riguarda solo chi è "religioso" e solo la comunità musulmana. Ma riguarda tutti. 

Questo caso si può risolvere solo se riusciamo a guardare al fenomeno religioso nella sua interezza riconoscendo il pluralismo religioso del nostro paese, equidistanza dello Stato e delle sue istituzioni  da tutte le confessioni religiose, compresa quella cattolica, e parità di trattamento tra confessioni. 

Infatti, quello della 'libertà religiosa' è un concetto fondamentale per tutte le libertà e che può essere esteso a tutti gli italiani. Fino a quando in un paese non si potrà essere veramente liberi, tutti, nessuno potrà dirsi veramente libero.

Quando una maggioranza può tenere "sotto scacco" una minoranza, la maggioranza stessa può dirsi prigioniera di se stessa e di quelle convenzioni che lei stessa è stata in grado di creare.

Negli ultimi 500 anni il nostro continente è segnato da vicende sanguinarie intorno ala questione dei luoghi di culto. Lo sterminio degli ugonotti francesi; la riforma di Enrico VIII e la chiusura dei monasteri; il regno di terrore di Maria la Sanguinaria; l'esilio e il rimpatrio dei Valdesi; la Controriforma; i totalitarismi; lo sterminio degli ebrei, etc.

Vogliamo aggiungere un ulteriore tassello di follia, con i divieti e censure, o riconoscere il pluralismo e il rispetto del principio di laicità come base per una convivenza pacifica definitiva e duratura?