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Matteo Salvini, il mazziere di questa legislatura?

L'elezione dei presidenti delle Camere, esauritasi nel giro di qualche giorno, grazie ad un'abile gestione delle procedure e mediazioni parlamentari da parte di Movimento 5 Stelle e Lega, permette di abbozzare una prima stima dei rapporti di forza di questo inizio legislatura, anche in vista delle consultazioni per la formazione del Governo, in partenza dopo Pasqua.

Il vincitore di questa prima fase post 4 marzo appare essere Matteo Salvini, colui che sembrerebbe svolgere il ruolo del mazziere, colui che dà le carte. Costringe Berlusconi ad accettare una sua candidata, contro il Suo candidato; impone al Movimento 5 Stelle la sintesi perfetta del ventennio berlusconiano; silenzia definitivamente - con autoimposta volontà - Partito Democratico e sinistra.

Protagonisti e comprimari

Tralasciando la scelta pericolosa del Partito Democratico di non partecipare alla discussione sull'elezione dei presidenti di Camera e Senato, come se si trattasse di un accordo per la maggioranza di Governo, occorre capire il posizionamento di partiti e movimenti dopo questa giornata.

Se Silvio Berlusconi pensava di "strappare" dopo il voto del 4 marzo un gruppo di eletti leghisti da Salvini, per depotenziarlo e permettere una maggioranza diversa e trasversale, oggi si ritrova a rischiare esattamente l'opposto, ossia la fuga di un drappello di suoi eletti verso il quasi ex alleato leghista.

Il M5S può ancora vantare di essere la prima forza in Parlamento, ma da oggi è una forza politica un po' meno pura, come le altre, una forza che fa compromessi e che ha detto al Paese dove si colloca la propria linea di confine tra opportunità e opportunismo.

Ha detto cosa è più importante: eleggere uno dei "suoi" a Presidente della Camera o non tradire anni di lotta ai privilegi, alla casta, al berlusconismo, e in favore dei diritti, permettendo l'elezione di uno dei personaggi più devoti al berlusconismo e avversi ai diritti civili come seconda carica dello Stato.

Il Partito Democratico, alle prese con un ingombrante ex segretario a cui è fedele buona parte del gruppo parlamentare sta a guardare. Forse con l'obiettivo di arrivare all'incasso tra qualche tempo e al prossimo giro. Peccato che in questo gioco si sa come va a finire, vince sempre il banco. Il banco, le carte, le dà Matteo Salvini

Verso un Governo Tambroni o un Fanfani III?

Come  giustamente osservato da Jacopo Tondelli su GliStatiGenerali, l'unico vincitore di oggi è senza ombra di dubbio il segretario della Lega che però non ha "Incassato" per il suo partito nessun ruolo e/o carica.

Perché la carica che conta è un'altra. Più che una carica è un incarico.

Come giocherà i prossimi giorni lo scopriremo a cose fatte.

Sapremo se sta lavorando e/o ha lavorato per un incarico personale o per un'altra personalità della Lega, anche se per come stanno le cose a me il personaggio pare molto autocentrato. (Deve essere il nome che crea certe pressioni nei segretari di partito, nda).

Da amante delle prima repubblica (!) trovo delle similitudini con la III legislatura del Parlamento Repubblicano, quella del 1958/1963, degli anni del Boom, della Crisi di Cuba, del rischio del conflitto mondiale, delle superpotenze, di Kennedy etc.

Gli anni del Governo Tambroni, della crisi del Centrismo, e del Governo Fanfani III.

Il Governo Tambroni, nel 1960, privo di una vera maggioranza alle Camere (monocolore DC con appoggio PDIUM e MSI, e crisi della sinistra DC), punta a rafforzare il suo esecutivo nel Paese, grazie ad una serie di misure attese dalla popolazione, come una generale riduzione dei prezzi.

E' il Governo che consente al MSI di svolgere il congresso di partito a Genova, città d'oro della Resistenza, e ordina repressione nei confronti delle manifestazioni di sinistra, come a Reggio Emilia. Un governo che poi è costretto alle dimissioni per essere stata una tentazione autoritaria, un gaullismo all'italiana (De Gaulle era appena salito al potere in Francia) che alla fine ha portato più svantaggi che vantaggi.

Segue a Tambroni il Governo Fanfani III, che deve riportare la calma, governo che riceve l'astensione del PSI. Verrà chiamato il governo delle cosiddette "Convergenze parallele" (Poi si scoprì che Fanfani e Nenni si erano già accordati per le mosse successive. Con il congresso del 1962 Moro convinse la DC a guardare stabilmente a sinistra).

Fanfani presenta un programma abbastanza soddisfacente per i socialisti, che prevede la nazionalizzazione delle industrie elettriche e altre riforme (su scuola, casa etc) che portarono alla nascita del primo governo di centro-sinistra e alla schizofrenia da parte del sistema economico, con Confindustria che addirittura annunciava l'avvento del comunismo in Italia.

Similitudini, ma tante differenze

Certo, guardare al presente parlando del passato non è sempre saggio, soprattutto per la differenza di contenuti e la caratura degli attori, ma è vero che sempre di questione parlamentari e di partiti si parla, e la politica, checché ne dicano "cittadini" e "portavoce", si regge su regole e prassi che coinvolgono anche attori di altri sistemi, come quello economico, sociale e soprattutto internazionale.

Per non rischiare non solo isolamento, ma anche solitudine, Forza Italia e FDI potrebbero essere quasi costretti a sostenere un governo Salvini, con appoggio esterno dei 5 stelle sulla base di punti programmatici complementari, portati avanti durante la campagna elettorale. I temi li conosciamo.

Penso ad esempio all'abolizione della legge Fornero e flat tax. Ma sono realizzabili in poco tempo? No.

Sia a Salvini, sia a di Maio occorre però poco tempo per provare ad andare all'incasso, in una nuova elezione generale, con regole riviste.

Il tempo, che prevede affrontare questioni diverse, come quelle economiche, il futuro dell'Europa, con prossime Elezioni Europee tra poco più di un anno, le relazioni con Russia e America di Trump, rischia di mettere i due leader di fronte ad azioni che o finiranno per deludere le loro granitiche basi con scelte opposte e contrarie a quelle proposte, oppure rischieranno di spedire l'Italia in una zona di turbolenza economica grave e una posizione critica nello scenario internazionale. Senza dimenticare la situazione interna. La sinistra, quella sociale diffusa nelle associazioni, nei movimenti, nei sindacati non è mai stata silente ed è capace di mobilitarsi, anzi lo fa meglio quando al governo ci sono certi figuri.  

In attesa che anche la sinistra politica e partitica sia capace di ritrovarsi e risollevarsi,  visto che lo spazio non solo non è stato occupato, ma non viene reclamato, staremo a vedere se delle rinnovate convergenze parallele ci porteranno, dopo un governo di scopo e temporaneo anche utile a far conoscere e convivere basi diverse,  ad un voto anticipato con una nuova alleanza elettorale tra Lega e M5S.