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La politica, il rosario e il sacro cuore di Maria (a sua insaputa)

Ogni volta che Matteo Salvini utilizza un richiamo o un simbolo religioso si scatenano dichiarazioni di indignazione. Le più forti provengono proprio da ambienti cattolici e sono ad opera di sacerdoti o vescovi. Anche il Card. Bagnasco in una lunga intervista nei giorni scorsi ha denunciato un certo abuso strumentale di certi simboli. Non poche sono invece le paure in ambienti laici e aconfessionali per una deriva religiosa della politica e dei rappresentanti. Ma il simbolismo religioso cattolico appartiene ai sacerdoti cattolici? Di questo simbolismo di certo possiamo farne a meno, tuttavia non nell'immediato.

Ma come si è arrivati a questo punto?

Con la fine della prima repubblica è venuta meno quella separazione di ambiti di competenza tra DC, movimenti di ispirazione cristiana e strutture ecclesiastiche che pur vincolando gli attori politici all'ubbidienza al magistero garantiva a loro una certa autonomia nelle decisioni, e ha permesso anche alcune riforme. 

La fine della prima Repubblica e il programma per l'Italia di ruiniana memoria si sono inseriti in un percorso di forte secolarizzazione nel panorama europeo occidentale, mentre in Europa orientale gli ex satelliti comunisti ritrovavano la loro identità nazionale anche passando per la riscoperta della fede ortodossa.

In Italia, paese con una monocultura religiosa (oltre l'80% si definisce cattolico) ci si è trovati sempre di più eccezione capovolta di quei fenomeno che la sociologia delle religioni ha chiamato believing without belonging, ossia credere senza appartenere. 

Attraverso i dati dell'European social survery e altre ricerche è apparso via via evidente che il modello della secolarizzazione unidirezionale e progressiva all'infinito non funzionava più. la fine della storia professata da Fukuiama è durata il tempo di un decennio scarso, per far riscoprire a tutti che dio c'è e la spiritualità aumenta ma in nuove forme. Con la caduta delle torri gemelle, le guerre in Medioriente, il califfato e la nascita di chiese libere dentro e fuori il cristianesimo mainstream ci si trova in un mondo contemporaneamente più secolare e più religioso, impensabile per i teorici classici della secolarizzazione che ne professavano la sua irreversibilità.

Ma come si collega tutto questo con Salvini e i suoi appelli alla madonna?

La religione  vicaria e l'appartenenza senza credenza

La religione vicaria è la religione vissuta da pochi che inconsapevolmente ne permettono l'utilizzo a molti. Solo una minoranza partecipa attivamente alla vita della propria comunità religiosa, la finanzia, ne segue i culti, ma la stragrande maggioranza di quella comunità delega a questi pochi, salvo aspettarsi all'occorrenza di aver dalla comunità religiosa quello che serve: il matrimonio, il battesimo, il funerale per il genitore anziano, l'assistenza per il prossimo (che deve essere un prossimo conosciuto, non un prossimo lontano). Una maggioranza che esclude dalla propria quotidianità qualsiasi riferimento e pratica religiosa come dimostrano i dati sulla partecipazione settimanale ai culti, o l'accostarsi ai sacramenti, ma una maggioranza che pretende però che la chiesa ci sia quando serve. 

Una religiosità vissuta come un grandissimo carrello del supermercato. Gli italiani che credono, o almeno la maggioranza di quelli che credono, in questo carrello ci mettono un po' quello che vogliono e soprattutto quando vogliono, con una sempre crescente insofferenza all'intermediazione di sacerdoti che, abbandonati in trincea da una gerarchia che spesso non li ascolta, cercano di fare quello che possono.

Le responsabilità della CEI

Tranne la breve parentesi tentata da Ratzinger, la CEI ha fatto finta di non vedere la massima espansione di questo cattolicesimo italiano 'unico e plurale' che in una terra in cui la Riforma protestante è stata fermata coi roghi, oggi annovera al suo interno tutto e il contrario di tutto: movimenti progressisti a favore del fine vita e delle relazioni omosessuali così come ferventi sostenitori della priorità della vita e degli esorcismi agli omosessuali. Ricordate, un carrello della spesa in cui mettere dentro quello che serve!

Questa chiesa in cammino ha chiuso un occhio e a volte due sul sesso prematrimoniale, sul battesimo ai figli di concubini, sui sacramenti, dicendo una cosa a Roma e intanto facendola accomodare in periferia. La cosa più importante era che comunque, prima o dopo,  gli italiani e i loro eletti continuassero a passare dalla sacrestia. E   ad alcuni il fascino indiscreto della sacrestia ancora serve.

Ma questa erogazione di contenuti a sportello oggi presenta il conto: gli italiani stanno disintermediando la fede senza circoscrivere il discorso religioso dal quello secolare e istituzionale, questo anche grazie alla indecente presenza di preti e vescovi negli avvenimenti civili, e l'opportunistica confusione di piani e ruoli di ciò che è civile e ciò che è religioso, che ha contaminato l'identità nazionale facendo includere o coincidere i valori e simboli di una confessione a quelli nazionali o popolari.

Le responsabilità della CEI sono molte, prima fra tutte l'ingerenza in politica che legittimando alcuni attori per via delle loro posizioni su alcuni temi, ha garantito loro un'autorevolezza di convenienza, ma si sa come i difensori della fede  alla Enrico VIII hanno usato questo vantaggio.

Salvini, il cattolico adulto fa cose che un anticlericale pagherebbe caro

Salvini è un cattolico adulto molto più di quanto lo fosse Prodi. 

Salvini, baciando il rosario e invocando la protezione di Maria, fa quello che fanno i calciatori quando entrano in campo e si fanno il segno della croce e baciano terra. Un gesto scontato.

Un gesto simbolo di identità e appartenenza scontato per chi è italiano, e quindi cattolico.

Interpreta perfettamente le modalità italiane di interpretare la fede e il fenomeno religioso e il sentimento nazionale. Prende il vangelo, il rosario, le icone quando gli serve e per quanto gli serve perché la maggior parte dei suoi seguaci e anche i non seguaci con la religione, la fede e il fenomeno religioso fa già così.

Non solo nella sua ricostruzione identitaria sovrappone i simboli religiosi ad altri valori e se ne appropria, senza dover rendere conto a nessuno, ma facendo così si libera della necessaria approvazione da parte dei rappresentanti religiosi. La fede è già stata disintermediata grazie alla CEI, ora tocca disintermediare la religione (parte del simbolo identitario dell'italianità che ha in mente). E questo gioco gli sta riuscendo, anche grazie alla sinistra e alla timidezza dei laici. I suoi fan, che si professano cattolici, seguono il loro capitano e denunciano i preti che si scagliano contro il suo utilizzare simboli sacri, accusandoli di avere chiese vuote, di essere pedofili, ladri e ipocriti. 

Come scrivevo sopra, siamo in un mondo più religioso (cioè dove il fenomeno o il discorso religioso trova ancora spazio) ma anche più secolare, in questo caso è addirittura anticlericale.

Il paradosso è che se mai un politico anticlericale ( dove sono?) fino ad oggi avesse provato a trattare o far trattare dai propri seguaci i rappresentanti e i simboli religiosi così come sta facendo Salvini, tutto il mondo cattolico, conservatore, progressista  e magico e soprattutto tutti i fedeli  si sarebbero uniti in un sol uomo.

Per Salvini e la sua gente, la chiesa e i suoi sacerdoti devono stare lì a disposizione e esercitare i sacramenti e le messe quando serve. Addomesticata, la chiesa è passata da erogatrice di carrelli della spesa a juke box. 

Qualche spiraglio

La CEI e la chiesa cattolica devono scegliere il proprio destino. O intrattengono con i propri fedeli le modalità proprie delle chiese cristiane occidentali di natura riformata, ovviamente con numeri diversi, e si aprono alle incongruenze e ipocrisie e rispondono alle domande inascoltate, riscoprendo così un dialogo che permetta loro di tutelare un simbolismo che appartiene all'ambito religioso e non a quello secolare  e della  performance politica. Oppure accettano il ruolo, via via marginale, di juke boxe. 

Invece, ambito per me più importante, in politica le forze laiche devono elaborare una visione che sia autonoma da quella religiosa, che non utilizzi le encicliche del papa o estratti di sue interviste per parlare di ambiente e di diritti civili o sociali e di economia.

Anche dire "lo dice il papa" all'interno del discorso politico è un ricorrere a un simbolismo religioso e non va fatto.

Ricordare che Maria di Nazareth era una profuga e metterla su un gommone per contrastare il decreto sicurezza riporta il discorso su un piano simbolico religioso che nel tempo della religiosità fai da te è perdente.

Sì, mette in risalto l'ipocrisia di chi si professa vero italiano con il presepe e il santino,  e vero cattolico, ma non aiuta a far crescere il consenso e la nascita di un altro discorso, diverso. 

Le forze laiche devono lottare per rimuovere qualsiasi legame tra secolare e religioso, come l'insegnamento della religione cattolica nella scuola pubblica, l'8x1000 e lavorare per superare il concordato. Mantenerlo, in quanto previsto dalla Costituzione, ma derubricarlo nei contenuti a semplice intesa, così come per le altre confessioni.

Solo così potranno verificarsi dei cambiamenti.

O si rigenera un abbraccio tra chiesa cattolica e forze conservatrici che corrono in soccorso. Un abbraccio che però visti i tempi potrebbe essere meno forte, oppure si genera un disinteresse delle forze neoconservatrici. Ovvimente un disinteresse di convenienza.

A prescindere dai risultati bisogna lavorare per un fronte laico, un'agenzia capace di parlare di diritti, di civiltà, di valori e di futuro senza la necessità di ricorrere, nel bene e nel male, al simbolismo religioso. Un fronte che deve essere affiancato, in modo paritario, a tutte quelle agenzie, anche di ispirazione religiosa, che abitano la spazio pubblico senza subire alcun tipo di superiorità culturale.