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Persi e in crisi

Confesso che dopo l'ubriacatura dei giorni scorsi alimentata da dichiarazioni politiche, articoli su magazine di approfondimento e post sui social network quando la Presidente Casellati ha chiuso la seduta mi sono sentito disorientato.

E adesso?

Non posso che tirare una linea sopra su ciò che ci ha portato fino a qui in solo 8 giorni, (se penso che meno di due settimane fa parlavamo di fiducia per il decreto sicurezza  e poi di TAV!) perché ormai è stato ampiamente dibattuto e analizzato.

Tuttavia non posso credere che la situazione rimarrà in stand by fino al 20, cioè a quando sono previste le comunicazioni del Presidente del Consiglio Conte al Senato. Se mai ci saranno. Perché a questo punto la crisi potrebbe essere nuovamente extra-parlamentarizzata. 

A che punto siamo

La giornata di ieri, tra dichiarazioni in Aula e interventi a mezzo stampa, si è conclusa con un paradosso.

Matteo Renzi ha fatto una dichiarazione prima della seduta per puntualizzare le posizioni già espresse nei giorni scorsi (sempre a mezzo stampa).

La posizione di Renzi era nota: governo istituzionale (o altro gergo tecnico) per gestire il breve termine e poi andare al voto, mentre poi ha dichiarato che non si formalizza sui nomi e le durate.

Salvini, che fino a al giorno prima considerava il taglio dei parlamentari il "salvaRenzi", ieri ha proposto di votare il taglio dei parlamentari e poi andare al voto, forse per rilanciare nel campo del Movimento la patata bollente. Tuttavia non si è dimesso da Ministro, non ha ritirato la delegazione ministeriale e soprattutto non ha ritirato la mozione di sfiducia.

Berlusconi ha dato il due di picche a una lista unitaria a matrice leghista, Leu e il PD hanno puntato tutto su tempi e modi di parlamentarizzazione della crisi e ruolo de Presidente della Repubblica, nell'attesa (o speranza) che maturino nuovi scenari.

Di Maio ha incassato la vittoria sulla calendarizzazione del Senato, ma si ritrova a decidere le sorti della legislatura causa mano tesa (mai frase fu più vera) del suo ex alleato di governo.

La morale del giorno, quasi passata in osservata, è che la mozione di sfiducia non è stata calendarizzata proprio per niente. Quindi Conte il 20 riferirà in Parlamento e dopo si apriranno diversi scenari.

Quali scenari

I rapporti tra ex alleati di governo sono regolamentati da questo reciproco tentativo di mettere l'altro in difficoltà:

Salvini ha tutto da guadagnare dall'andare al voto dopodomani, Di Maio no. Sia per la paura di dimezzare i consensi, sia perché potrebbe non essere ricandidato.

Salvini ha aperto la crisi, ma Di Maio gli ha chiesto di votare il taglio dei parlamentari. Salvini gli ha controrisposto prima no, poi in Aula sì. Di conseguenza il capo del M5S ha fatto dire, tramite il suo capogruppo al Senato, che prima deve essere ritirata la mozione di sfiducia.

Una mozione di sfiducia che però non è più calendarizzata né tra le comunicazioni di Conte e il voto alla Camera sul taglio dei parlamentari, né dopo.

Di conseguenza la situazione è tutta nelle mani di Conte e negli accordi che possono raggiungere Movimento e Lega.

La questione, più che di funzionamento parlamentare, è politica.

Se al termine delle comunicazioni al Senato la mozione di sfiducia non sarà stata ritirata, ovviamente Conte dovrà salire al Colle. Anche se di fatto sarebbe ancora nel pieno dei poteri, si tratterebbe, soprattutto per via degli ultimi dieci giorni, di una cortesia nei confronti del Presidente Mattarella.

O il Presidente della Repubblica lo rimanderà a verificare se c'è maggioranza, e a quel punto la mozione si deve calendarizzare, oppure accetterà dimissioni e aprirà le consultazioni. 

Io considero impraticabile la tempistica prospettata dal leader della Lega di "congelare" una legge costituzionale e nel frattempo celebrare elezioni e cambio di legislatura, ma mi fido di un costituzionalista del calibro di Mattarella.

Tuttavia mi appare chiaro che, al di là del movimento più o meno sottotraccia di esponenti del PD e FI, le sorti della crisi siano tutte nel campo della (ex?) maggioranza, tutto potrebbe cambiare se i due ex alleati dovessero ritrovare un'intesa, un addendum al contratto.

Nei tempi in cui tutto scorre e quello che viene detto un giorno è contraddetto in modo plateale il giorno dopo senza che l'opinone pubblica muova un dito, non è detto che non succeda.

Cosa aspettarsi il 20 agosto - Ipotesi A

Conte si presenta al Senato e con opera di convincimento e qualche accordo che verrà reso noto dopo, la maggioranza giallo-verde si ricompatta, la Lega ritira la mozione di sfiducia. La Camera approva il taglio dei parlamentari il 22 e tutti insieme vanno al Colle a dire di chiudere la legislatura. Con l'incognita che Mattarella dica di no, sì, o condizioni lo scioglimento solo a iter di riforma costituzionale concluso che, se dovesse esserci referendum in primavera, porterebbe ad elezioni politiche tra maggio e giugno 2020 di un Parlamento modificato.

Pro: Di Maio potrebbe essere così ricandidato, Conte potrebbe essere il candidato premier del movimento, Salvini avrebbe ottenuto il voto anticipato anche se non coi suoi tempi.

Contro: devono fare la manovra economica, gli altri avversari hanno il tempo di organizzarsi. La Lega , che vuole ottenere voti al sud, dovrà sacrificare molti esponenti del nord, causa taglio dei parlamentari.

Cosa aspettarsi il 20 agosto - Ipotesi B

I rapporti tra ex alleati non si ricuciono, Conte si presenta al Senato il 20 e sale al Colle per presentare le dimissioni anche per la presenza di quella mozione di rappresentanti del suo stesso governo (!).

Il voto per il taglio dei parlamentari viene congelato e si apriranno le consultazioni al Quirinale.

Se nel frattempo sarà nata una convergenza su una nuova maggioranza (di scopo, di legislatura etc), verrà dato incarico a nuovo Presidente del consiglio che, in tempi abbastanza rapidi, dovrà togliere riserva e presentare con tutti i tempi del caso la manovra economica in ottobre.

In una nuova maggioranza politica con il Pd, per una logica di veti incrociati, difficilmente i ministri in carica potranno essere nuovamente confermati. Conte, Di Maio, Toninelli etc dovrebbero fare un passo di lato, aprendo una nuova stagione del Movimento, così come poco spazio potrebbero avere esponenti di area renziana.

Il problema di fondo

La politica del nostro paese è caratterizzata, bel bene e nel male, da alcuni aspetti.

Siamo un sistema multipartitico, che ci piaccia o no. La preferenza per un sistema maggioritario a discapito di uno proporzionale visto come il male perché ricorda le grisaglie della Prima Repubblica difficilmente riesce a dare il meglio di sé in un sistema consolidatosi come tripolare che è prima di tutto  parlamentare. Il caos e le complicazioni aumentano se si aggiunge una legge elettorale mista che rende maggioranza una minoranza.

Coalizioni che si  si sfaldano subito dubito dopo, maggioranze variabili che si possono ottenere alle Camere nella stessa legislatura, cambi di partito, scissioni, etc.

Stiamo assistendo, da anni, a coalizioni innaturali che si presentano al voto l'una contro le altre, con imbarbarimento dei toni anche a livello personale. Con il risultato di compromettere qualsiasi possibilità di dialogo politico e confronto successivo.

Qualunque sia l'ipotesi che si verificherà, comunque gli alleati di governo si presenteranno alle elezioni come acerrimi nemici.

So benissimo che lo slogan "Governo eletto dal popolo" ha una fortissima presa sull'elettorato che è immune al fascino del funzionamento degli organi di governo , tuttavia se tutti i partiti riuscissero a superare questa farneticazione irreale e falsa, si potrebbe tranquillamente andare al voto con una legge elettorale proporzionale pura, contarsi, e in assenza di maggioranza,  come succedeva nella tanto bistrattata Prima Repubblica, creare le coalizioni di governo. Dentro il Parlamento, che è sicuramente meglio che ad Arcore o al Papete o negli hotel romani.

Invece siamo costretti ad assistere a una crisi incomprensibile, creata in modo del tutto strumentale e pittoresco, e portata avanti, quasi da tutti, in modalità al limite dell'assurdo.